DOPO LA GRANDE PAURA SI FA MARCIA INDIETRO:
1977 - 80


Si è rischiato lo sfascio societario per crisi di crescita e mala gestione, tipiche di questi livelli dilettantistici; la reazione comprensibile è rientrare nei propri confini.
I più impegnati tra i giocatori, Alfonso Benetti (che diventerà poi presidente dopo Vanni Gnudi), Filippo Tiburzi e Fabio Del Duca, lavorano nell'estate alla ricostruzione della squadra partecipando a numerosi tornei, congedando quasi tutti i giocatori provenienti dall'esterno, inserendo i più promettenti tra i giovani della seconda squadra (ad esempio Maurizio Melloni), richiamando alcuni vecchi per cementare il gruppo (Germano Landi, Bruno Bulgarini, Alfonso Benetti stesso) ed inserendo solo pochi elementi affidabili (Claudio Ferri dal Pasubio, Raffaele Gordini da affiancare al fratello già in squadra).
Si cerca un abbinamento a carattere amatoriale da affiancare ad un autofinanziamento e lo si trova nel quartiere; Tagliere d'Oro un negozio di via Saffi.
Rimarrà per tre anni.
Si decide per una gestione interna, per non correre altri rischi dall'esterno e si opta per Fabio Del duca allenatore - giocatore.
Nonostante la retrocessione si viene ripescati per una rinuncia nel campionato di Eccellenza 1977-78, inizialmente i risultati sono sorprendenti.
Non avendo nulla da perdere, la squadra vince spesso e volentieri e parte in testa alla classifica, rallentando un po' verso la fine ma riuscendo, dopo gli spareggi con Corticella e Pontelungo, ad assicurarsi il 5° posto, l'ultimo che dà il diritto di accedere alle finali.
La squadra non è trascendentale ma il quintetto è buono (Stefano Quadrelli e Claudio Ferri pivot, Paolo Baravelli ala, Sergio Concetti e Fabio Del Duca playmaker) i cambi tatticamente validi e gestiti bene (ottimo Evaristo Lodi come sesto uomo ed il giovane Maurizio Melloni); soprattutto il clima è tranquillo e tutti danno il massimo, cosa che non succedeva da tempo.
L'anno successivo, 1978-79, rientro di un nebuloso Andrea Ferioli e innesto di Massimo Fabio Fiorentini, Stefano Ricci e dal vivaio Gianfranco Scala.
I risultati sono meno brillanti (sette vinte e undici perse) con una squadra effettivamente poco competitiva.
Si lascia definitivamente la parrocchia e ci si trasferisce come sede a casa del presidente Benetti.
Nel 1979-80 con l'allargamento del campionato di Promozione viene abolito il campionato di Eccellenza.
La Secchia ha il diritto di accedere alla Promozione ma non ne ha le possibilità tecniche e nemmeno quelle economiche e si iscrive quindi alla Prima Divisione.
Del Duca ne approfitta per fare esordire diversi giovani provenienti dalla seconda squadra che viene così sciolta (Gabriele gamberini, Vitantonio Brunetti, Daniele Dall'Aglio, Daniele Mezzetti, Gianluca Tugnoli) in sostituzione di Baravelli, che non accetta la categoria inferiore e va al Cerelia in Promozione (rientrerà dopo due anni) Fiorentini, Ferri e Ferioli.
Dal pasubio arriva Gabriele Benfenati, vecchio compagno di squadra di Quadrelli alla Pallavicini.
Si conclude con dieci vinte e otto perse e il 4° posto su dieci squadre presenti nel girone mancando quindi l'accesso alle finali.
Francamente il campionato è scadente e la squadra un po' troppo allegra con i soli Concetti ed il giovane Gamberini a buoni livelli.
La società inoltre è in difficoltà poiché lo sponsor ha già disdetto l'impegno e arriva a fine anno quasi a livello di sottoscrizione con salti mortali da parte di Benetti per fare quadrare i conti.
Occorre decidere se proseguire l'attività a livello amatoriale e di conseguenza chiudere entro pochi anni oppure cercare di tornare a fare le cose più seriamente.
La dirigenza, con il presidente Benetti in testa, opta per questa seconda ipotesi .


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